> Ancora a proposito di orsi (confidenti o meno) e allevatori

Pubblicato da Presidente - luglio 30th, 2012

COMUNICATO STAMPA PNALM N. 50/2012

Duemilioni e centomila euro è l’ammontare dei danni indennizzati negli ultimi 5 anni

Pescasseroli, 27 Lug 12 – A seguito di articoli di stampa, ormai quotidiani (come avviene da tempo ogni estate!) è opportuno fornire alcuni chiarimenti, con lo scopo di dare una informazione quanto più corretta e completa alla opinione pubblica.

Per quanto riguarda specificamente i predatori (orso e lupo) oltre trecentocinquantamila euro solo nel 2011 con un migliaio di sopralluoghi effettuati. Dal primo gennaio e a tutt’oggi, sono stati effettuati 489 sopralluoghi per un totale di 161 mila 772 euro di risarcimenti liquidati.

Sono numeri, veri e reali, relativi ai danni di orsi e lupi al patrimonio zootecnico del Parco e dell’Area Contigua.

In particolare, l’Azienda “La Pagliara” di Pescasseroli, di proprietà di Elda Grassi, ha ricevuto dall’Ente nel 2011, 4 mila 847 euro di risarcimenti per predazioni esclusivamente di lupo, su 25 pratiche aperte.
Da gennaio a oggi, 27 luglio 2012, i numeri parlano, per l’Azienda, di 53 pecore predate (non certo 200) dall’orso insieme a 16 polli (e non 20 polli in due ore) e di due animali dispersi.
Su 29 pratiche aperte, 24, corrispondenti ad altrettante richieste di sopralluogo (e non 37 incursioni in un solo mese!) sono state avviate a risarcimento per un totale di 8 mila 606,40 euro.
L’intervento delle guardie e dei veterinari del Parco è avvenuto entro 3 ore dalla chiamata e la media personale dell’Azienda, nella liquidazione dell’indennizzo, è di 66 giorni.
C’è poi da considerare che l’Azienda in questione opera in un struttura abusiva e quindi precaria e senza “difese” adeguate, realizzata in contrasto con la normativa vigente e senza tenere minimamente conto di un apposito progetto concordato tempo fa con il Parco (disponibile e collaborativo al massimo!) e il Comune di Pescasseroli per permettere all’Azienda stessa di risolvere tutti i suoi annosi problemi lamentati per decenni.
Di questo progetto l’Azienda Grassi non ne ha fatto nulla, preferendo “investire” ancora in strutture precarie e abusive. Nonostante ciò, comunque, il Parco è sempre disponibile e impegnato, come dimostrano i dati sopra riportati.

Ovviamente, il Parco ha come scopo fondamentale la tutela dell’Orso marsicano, animale a forte rischio di estinzione e per questo, con la massima attenzione e responsabilità, considera molto le legittime esigenze degli allevatori, mettendo in campo anche “azioni straordinarie” come, ad esempio, il risarcimento agli allevatori della Zona di Protezione Esterna che spetterebbe invece alla Regione (per tramite della Provincia).
Ultimo atto in questo senso è il recente provvedimento del Commissario dell’Ente che ha esteso i confini dell’Area Contigua anche a Frattura, vista la presenza in quella zona, negli ultimi tempi, di alcuni esemplari di orsi.

I tempi. In media, a 13 ore dalla richiesta viene effettuato il sopralluogo e la pratica viene definita, con il pagamento, in 58 giorni. Nella generalità dei casi i tempi sono molto più brevi. Tutto ciò anche per evitare abusi e tentativi di truffa e soddisfare invece, nel migliore dei modi, le istanze degli allevatori locali impegnati a qualificare costantemente le proprie aziende e i propri prodotti.

Risarcimenti. Il Parco riconosce un risarcimento che varia a seconda della specie, della fascia di età e del valore genealogico dell’animale domestico ucciso. Per una pecora adulta l’indennizzo è di 195 euro (si può arrivare a 275 euro per il montone) mentre per un vitello o un puledro il risarcimento si aggira intorno ai 350 euro. Se l’animale ha però un certificato di alta genealogia, il risarcimento oscilla tra i 900 e i 1200 euro.
Si possono presentare casi particolari per i quali l’indennizzo è ancora maggiore. Oltre al valore commerciale, le somme pagate considerano anche il mancato guadagno ed eventuali gravidanze o lattazioni. Se si considera, ad esempio, il valore attuale di mercato di una pecora (70-80 euro), l’indennizzo (più del doppio) copre in pratica anche il mancato reddito di 1-2 anni, che comunque con l’acquisto di un nuovo capo (al prezzo base) non si verifica.
C’è da dire, infine, che nella generalità dei casi gli allevatori restano soddisfatti dell’intervento dell’Ente, anche se lamentano, ovviamente, i “fastidi” che discendono da una incursione di predatori. – 2 – Ma non si può dimenticare (ecco perché poco si comprenda, alla fin fine, questa “campagna” mediatica pressoché giornaliera) che gli orsi nel Parco ci sono sempre stati. I danni fino agli anni settanta non erano neppure indennizzati mentre fino a qualche anno fa lo erano in modo parziale. Oggi, invece, vengono indennizzati con le modalità e i termini indicati.

“Gruppi di intervento”. Formati da Guardie del Parco, Agenti del CTA e Agenti del CFS, sono impegnati nell’inventario delle risorse trofiche di origine animale e umana, nell’allestire strutture preventive come recinti e reti elettriche nei pollai, negli apiai e negli orti esistenti nei pressi dei centri abitati, per dissuadere quei pochi orsi che frequentano alcuni paesi dell’area protetta.

I numeri dell’orso. Il Parco conosce perfettamente la situazione dell’orso marsicano. Sa purtroppo, che la popolazione è ridottissima e si pone oggi al di sotto della soglia minima di sopravvivenza. Numeri innanzitutto: la stima di orsi è di 40 esemplari (18 femmine, 11 maschi e 11 piccoli) con una forbice che varia dai 37 ai 52 orsi presenti nell’area del Parco con non più di 10 femmine riproduttive. La produttività , calcolata in un intervallo che va da 5 a 13 cuccioli l’anno, è buona anche se nel 2011 c’è stato un picco in basso con la nascita rilevata di soli 3 cuccioli. Ciò che allarma è la mortalità: dal 1979 al 2009 sono scomparsi 108 orsi (anche se la popolazione complessiva è rimasta praticamente identica).
Di questi, l’82% è morto per cause antropiche. In particolare, dopo gli anni 80 in cui i plantigradi rimanevano uccisi da bracconieri e gli anni ’90 per investimenti sulle strade, dal 2000 la principale causa di morte degli orsi deriva dall’avvelenamento (2 avvelenati nel 2003 altri 3, tra cui una femmina adulta nel 2007).
A questi si aggiunge la morte per cause naturali che colpisce soprattutto le femmine adulte: 9 gli orsi trovati morti tra l’estate del 2007 e l’estate del 2009.

Visti questi dati – commenta il Commissario del Parco Giuseppe Rossi – se c’è qualcuno che “terrorizza” non è certo l’Orso e se c’è qualcuno che deve difendersi quello è l’Orso.





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